Colori

Recensione

Giulia Previtali

La recensione del romanzo "Colori" di Giulia Previtali, edito da Tulipani Edizioni. Nell'immagine, la copertina.

Recensione

Pareti bianche, lenzuola bianche, lo stesso corpo bianco. Niente più colori, niente più vita. Ginny è in cura, in una stanza tutta bianca. È stata una sua decisione, ma non vuole stare lì. Tutto il dolore di una reclusione voluta per stare meglio, ma anche la contraddizione di non voler guarire. Questo è Colori. Un libro la cui leggerezza delle parole ti distrugge dentro.

Dimentichi che la fame mi ha posseduta, ora me ne sono liberata.

Io leggo molto di notte.

Faticando a prendere sonno, spesso inizio un libro davvero sul tardi (o presto, dipende dal punto di vista) e quando capita di solito mi leggo giusto l’incipit. Di solito non è un problema, leggere mi rilassa e mi aiuta a dormire, poi arriva quella storia che mi prende e rischio di fare la mattina. È raro… ma succede.

Ho iniziato Colori proprio di notte. Ho retto un’ora, poi ho spento. Il pomeriggio successivo l’ho passato a leggerlo. 

Mi sono sentita male. Davvero tanto. Sentivo il dolore di Ginny, quel senso di abbandono, del non essere capiti da nessuno. Sarò sincera: non era vera empatia. Per me mangiare è un piacere, la fame è una sensazione che sopporto poco. Ma forse per questo mi ha fatto ancora più male. Pensavo al piacere di mangiare una pizza in compagnia, a quanto mi è mancato andare al pub con gli amici durante la pandemia e pensavo a Ginny. A quanto quel mio piacere fosse per lei addirittura una tortura. 

L’autrice è stata bravissima a delineare i pensieri della protagonista. Spesso si cade in errore, si diventa pedanti con frasi come “alcune persone amano mangiare, io lo odio“. No, Ginny non è così. A Ginny, di quello che fanno gli altri non importa. Perché se nessuno può obbligarla a mangiare, lei non è nessuno per dire agli altri cosa fare. Lei vuole solo essere lasciata in pace. Ma c’è qualcosa, in fondo alla sua anima, che non viene mai in superficie, che urla.

Così decide di fare qualcosa, ma il rifiuto per il cibo è più forte. 

La storia di Ginny mi ha fatto male. Ma Ginny non giudica mai. Anche quando viene abbandonata, si rende conto (e noi con lei) che non può pretendere che gli altri la seguano e saltino nel baratro; capisce quanto sia difficile stare dietro a una persona con questo tipo di problemi. 

Attraverso i dialoghi sentiamo la preoccupazione degli amici, la paura, il rispetto. Le descrizioni non sono minuziose, ma abbozzate come se fossero disegni, ma capaci di essere taglienti come rasoi in certi casi. a livello stilistico c’ qualche difetto, ma nulla che infici davvero la lettura. Per esempio, avrei preferito che quando a parlare fossere i ragazzi francesi, l’accento si leggesse. Ho riscontrato qualche difficoltà a comprendere i flashback, a volte non sempre chiarissimi sul quando certi ricordi sono ambientati, il che non rende sempre chiarissimo capire quando si torni alla presente della narrazione. Il problema più grosso riguarda il lavoro della casa editrice in sé: parole attaccate e a capo casuali.

Non me la sento di consigliare Colori a tutti. È una storia davvero ruvida, sicuramente meravigliosa e per solo per coloro che vogliono capire un po’ di più cosa possa provare chi soffre di problemi legati all’alimentazione.

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