Artemis Fowl

Recensione

Kenneth Branagh

Artemis Fowl il film

Recensione

Finalmente questa settimana tocca a una recensione che ho scritto tempo fa e che, per varie ragioni, non sono riuscita a pubblicare prima.

Di recensioni su Artemis Fowl ormai ne sono uscite parecchie, e vi avviso già che non voglio recensire il film come faccio di solito, nel modo più distaccato possibile, non potrei farcela. Voglio solo farvi mettere nei panni di una persona che aspetta un film per diciotto anni e si trova un film come quello di Branagh.

L’attinenza alla trama del libro è un fattore secondario in caso di trasposizione e non è a questo che la mia delusione si rivolge. Tuttavia, se chiami qualcosa in un modo, qualche riferimento deve esserci, no? Se chiami un film Harry Potter si presuppone che Harry sia un mago e non un babbano, che vada ad Hogwarts e non in una scuola normale, che viva nel sottoscala e non in una villa.

Ma andiamo con calma.

Era il 2003, al cinema era appena uscito La camera dei segreti ed eravamo tappezzati da Harry Potter in ogni dove. Ricordo ancora il momento esatto: illuminato dai faretti del supermercato un libro risalta rispetto agli altri.

Anzi, tre. Brillano letteralmente. Sono copertine ricoperte di brillantini, tanto che il disegno, sotto quel tipo di illuminazione, non si vede.

Titolo: Artemis Fowl.

“Cos’è? Una copia di Harry Potter?” leggo la trama dietro.

No, non è Harry Potter, ma a me sembrava comunque il tentativo di sfruttare la fama del maghetto (avevo 12 o 13 anni). Lo lascio giù. Eppure… la seconda volta è ancora lì, che mi fissa. Mi chiama. Non mi è mai successo e mai mi succederà di nuovo. Leggo spesso di persone che dicono “quel libro mi ha chiamato”, ma quel richiamo io l’ho sentito solo una volta. Ma ancora non mi convince. La terza volta vince la curiosità. Lo porto a casa con me. Tempo tre giorni e lo avevo finito. Non contenta, lo rileggo. Avevo fatto un patto con mia madre, all’epoca: un libro al mese. Aspetto con ansia di poter prendere il secondo e poi il terzo. E il quarto? Dovetti aspettare. Leale divenne uno dei miei personaggi preferiti di sempre, Artemis… be’, fu una rivelazione.

Fino ad allora avevo letto diversi libri fantasy: Harry Potter, qualcuno di Michael Ende, Le Sette Pietre di Deltora, addirittura uno della saga di DragonlanceQueste storie hanno tutti una caratteristica in comune: bene e male sono nettamente divisi. Sono opere di qualità, bellissime e dalle trame articolate ma in Artemis Fowl… il male è protagonista. Potreste dirmi che già esisteva la saga di Elric, ma io vi rispondo che era per adulti. Il libro di Colfer ha osato fare quello che tutt’ora sembra un tabù: ha posto i bambini al livello di un adulto, permettendo loro di entrare in problematiche quali la malattia mentale e la misoginia.

“Ma queste tematiche ci sono anche in Harry Potter.”

Non sono trattate allo stesso modo. Lo stile di Colfer è semplice, ma molto diretto. La misoginia in AF non la vediamo tramite le azioni del Malfoy di turno, che sai essere cattivo, ma attraverso le azioni di un personaggi fondamentalmente positivi, come gli agenti LepRicog, il cui scopo è quello di evitare guerre interspecie.

Artemis Fowl è solo un bambino dodicenne, ma non si fa scrupoli a rapire una fata, lo fa al solo scopo di rimpinguare il patrimonio di famiglia; ragiona come un adulto senza scrupoli. La Rowling certe tematiche le affronta solo quando il lettore “è pronto”, quando cresce. Colfer non si preoccupa e ci fa vedere una Spinella che combatte contro i pregiudizi sessisti dei suoi colleghi maschi, contro un capo che sembra prendersela con lei solo perché donna. In seguito scopriamo che lo fa per spronarla, perché in realtà ha fiducia in lei, ma crede in lei (lo leggiamo in La cassaforte segreta) perché Spinella ha dovuto dimostrarglielo, i colleghi maschi non hanno dovuto farlo.

Vediamo la madre di Artemis non riconoscere il figlio a causa di un crollo psicologico. Lo vediamo, lo sentiamo dal punto di vista dello stesso Artemis. Non ci viene narrato attraverso gli occhi di Harry che vede Paciock subire lo stesso destino. Non si arriva al quinto libro per mostrarcelo, ce lo fa vedere subito.

In quel periodo si sapeva, dall’aletta, che la Miramax aveva comprato i diritti. Ma la Miramax fallisce e non se ne sa più nulla finché non viene acquisito dalla Disney e si torna a parlare di un probabile film nel 2013, ma solo nel 2015 abbiamo il nome del regista. Sarò sincera e a me Branagh non ha mai convinto particolarmente… è un regista le cui scelte in altri ambiti mi hanno fatto storcere il naso – Victor Frankenstein che trasmuta il cadavere della defunta Elisabeth nella moglie per la sua creatura… mi sono sempre chiesta perché –, ma era comunque un nome importante… i veri problemi arrivano quando viene annunciata Judi Dench nel cast. Chi avrebbe potuto interpretare? Non c’è nessuna donna anziana… forse Vinyaya?  No, poco dopo scopriamo che sarà Tubero. E mandiamo in malora la tematica di Spinella. Una tematica che si protrae per tutta la saga. Inutile dire che ad ogni rivelazione del cast, i fan sono sempre più delusi. Il film sarebbe dovuto uscire ad agosto 2019, ma è stato spostato a settembre quasi subito per poi essere spostato ulteriormente a maggio 2020 – qui mi vedo il CEO di Disney che guarda il film, finalmente, guarda Branagh e dice “no, questo al cinema sarà un flop” – e infine viene rilasciato il 12 giugno 2020.

La prima volta che lo vedo volevo piangere, ma pensavo fosse almeno un filmetto che poteva essere piacevole. La verità è che avrei voluto chiudere appena ho visto Artemis fare surf, la seconda volta che ho rischiato è stato quando si dice che la madre è morta e la terza… be’: «Non chiamatelo Leale».

Lo rivedo una seconda volta e mi accorgo di come io abbia capito la prima visione solo perché conoscessi certi particolari della trama, altrimenti mantenuti in sospeso e mai spiegati. L’ho visto altre due volte e ogni volta ho trovato un buco di trama in più, una CGI sempre peggiore, un marasma di easter egg messi lì per i lettori. Leggi le interviste, ti chiedi se Branagh stia scherzando (in un’intervista dice di aver fatto scelte pensando ai suoi soldi), negli inserti speciali addirittura parla del primo incontro di Artemis con le fate in modo errato, affermato che una gli balla sul palmo della mano. Peccato che le fate abbiano l’altezza di un bambino di circa dieci o undici anni. A causa della tecnologia presente e di certi piccoli richiami alla storia contemporanea, era palese che dovessero fare dei cambiamenti di trama, a meno che non l’avessero ambientato a inizi anni 2000, tuttavia un conto è fare qualche cambiamento, un conto è snaturare quella che è la storia originale del film, dove Artemis (lo ripeterà fino alla nausea) è un ricco criminale hi-tech, non il figlio arrogante di un venditore d’arte.

Per finire, vi lascio il link a un articolo che ho scritto per Impero Disney che illustra le differenze più marcate (nonostante la lunghezza, sono davvero solo le più marcate, ce ne sono molte di più) tra film e libro.

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