Il pentacolo

Recensione

Miriam Palombi

La recensione del romanzo "Il pentacolo" di Miriam Palombi, edito da Dark Zone. Nell'immagine, la copertina.

Recensione

Malcom McFarrel siede alla scrivania, illuminato solo dalla luce di candele. Preferisce affidarsi alla luce calda del fuoco, piuttosto che a quella fredda della Nuova Tecnica. Sta scrivendo cinque lettere da recapitare a persone speciali, destinate a qualcosa di altrettanto speciale. Il male sta tornando ad agire e il Pentacolo necessita di nuovi membri. 

Obsucurum per Obsucuris. Ignotum per Ignotius.

Il motto del Pentacolo

Inizialmente pubblicato come saga divisi (Legacy of Darkness, Il respiro del diavolo, La stirpe di Prometeo), ora è disponibile in un volume unico.

Sir Malcom McFarrel è l’ultimo membro appartenente alla società segreta nota come Il Pentacolo. Sentendo prossima la fine, sceglie cinque persone legate al soprannaturale e le invita nella sua proprietà, Temple House. Chiede al suo fedele Galahad di consegnare le lettere e l’uomo accetta, non senza un po’ di timore.

Così parte per un viaggio che lo porterà a incontrare i prossimi membri del Pentacolo, ognuna con un segreto tale da averlo spinto a isolarsi dal resto del mondo e ad avere meno contatti possibile. Ma Galahad li trova e li riunisce affinché la loro avventura possa avere inizio.

Ambientazione e stile

Ci muoviamo tra le strade di una Londra un po’ steampunk e un po’ ucronica, al fianco di questi cinque (o meglio, sei contando Galahad) eroi con un lato oscuro da tenere a bada. La successione di eventi è molto cinematografica e si delinea chiaramente nella mente del lettore, specie durante i combattimenti. Si può sentire il freddo sulla montagna mentre Galahad cammina nella neve, il caldo del deserto mentre si ripara dal sole o i sobbalzi del treno mentre si difende da un attacco. 

Ma queste scene cinematografiche hanno un rovescio della medaglia. Sono sì ben scritte e piacevoli alla lettura, ma a volte il punto di vista durante le introspezioni (quindi quando è focalizzato su un personaggio) “sballa” e diventa esterno, quasi come fosse davvero una telecamera a inquadrare i personaggi. 

Come una serie televisiva

Per quasi tutta la lettura ho avuto l’impressione di essere dentro a una serie televisiva, a volte addirittura in un videogioco per certe meccaniche “magiche” presenti.

È un romanzo molto attivo, energico e movimentato, che non si concede mai una pausa. Uno dei difetti che ho riscontrato, però, riguarda proprio questa sensazione di “azione”. Sembra che tra i personaggi non si arrivi mai allo sviluppo di una fiducia vera, ma che resti solo un semplice rapporto di lavoro. Per mio gusto personale, c’è poco spazio lasciato ai legami emotivi tra i personaggi, li vediamo spesso come “singoli” e quasi mai come “gruppo”, a parte quando sono in azione per le indagini. Qualche scena in più di dialogo in cui si veda la vita effettiva a Temple House mi avrebbe fatto piacere.

Una piccolissima nota dolente è il registro linguistico: non viene differenziato tra i vari personaggi; costruzioni e lessico non permettono di distinguere facilmente chi sta parlando.

È una storia oscura, che può piacere agli amanti dell’occulto e del paranormale. Se vi piacciono le storie con tanta azione e indagini, questa fa per voi.

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