Raynor’s Hall

vite identiche

Racconto

Questo racconto partecipa alla sfida Raynor’s Hall.

Tema: Banca

Vite identiche

Era la terza volta che ricontrollava l’estratto conto.

Il 15 marzo c’era stata una spesa da pochi euro in un hotel a Santiago.

Ma il 15 marzo lei e suo marito avevano passato l’intera giornata a Disneyland, per il compleanno della figlia.

Poi il 18 marzo l’acquisto di un accessorio per la macchina su Amazon.

Il 23 un bubble tea a 100km di distanza.

Piccoli acquisti, ripetuti, molti nella stessa città. Anzi no, sembravano raggruppati nei pressi di due città.

Elena non si capacitava di cosa stesse succedendo. Alcuni sembravano degli acquisti che indicavano un tradimento, ma altri semplicemente non poteva averli fatti. Era con lei.

Aveva già chiamato la banca, ma il riconoscimento del DNA non lasciava dubbi: era stato suo marito a fare quegli acquisti, ma a meno che non avesse il dono del teletrasporto, era semplicemente impossibile.

Fece due ricerche veloci, incrociò un po’ di dati e trovò facilmente sui social dei profili falsi, una brutta coppia di lei e suo marito. No, beh… La brutta copia era sua. Suo marito era uguale, se non fosse per una cicatrice sulla guancia in una posizione leggermente diversa, poco più vicina allo zigomo.

Il giorno dopo mentì a suo marito. Gli disse che voleva fargli una sorpresa, provare qualcosa di diverso. Non era la prima volta che uno dei due proponeva qualche attività insolita, per cui David non si preoccupò molto, anzi rise. «Certo amore, sembra divertente.»

Lasciarono la figlia per un paio di giorni dalla madre di lui e partirono.

Tre ore di macchina, in cui scherzarono, cantarono a squarciagola, parlarono male dei colleghi. Niente dell’atteggiamento di David faceva prevedere che sapessero dove stessero andando. La sua agitazione non sembrava nascondere un disagio, ma eccitazione per quella piccola avventura.

Elena parcheggiò davanti a una villetta con giardino.

«Tre ore di macchina per portarmi nella copia di casa nostra? Cos’è, uno di quei giochi di realtà alternativa? Guarda, c’è anche l’orsacchiotto alla finestra!»

Quel particolare terrorizzò Elena. Dalle foto sui social non era così chiaro, ma la casa era davvero simile, anche nelle tende. Stesso numero di finestre, stessi colori, stessa disposizione dei fiori nelle aiuole.

«Una specie.» Magari aveva ragione lui ed erano finiti involontariamente in un gioco di realtà alternativa. Con qualcuno che le aveva hackerato il conto in banca.

Scese. Un passo. Un altro. Quella nervosa, adesso, era lei. Aveva paura.

«Tesoro, che c’è? Non è stata una tua idea? Non hai organizzato tutto tu?»

No, non lo aveva fatto. Ma annuì.

Suonò al campanello. Una donna che le assomigliava le aprì la porta, non solo il colore degli occhi o dei capelli, ma anche gli abiti avevano lo stesso colore e l’acconciatura. Riconobbe persino il profumo, aveva finito la boccetta la settimana prima.

«Si fa sempre più interessante, sembra…»

«… L’attacco dei cloni.» Un coro di voci concluse la frase.

La donna alla porta sospirò. «Spero che tre sia il numero perfetto e che oggi non arrivi nessun altro.»

Si fece da parte e mostrò il soggiorno, pure quello inquietantemente familiare: megaschermo proprio davanti a un divano marrone, nessun tappeto, solo un tavolino dove appoggiare bibite e snack. Cinque vasi di fiori con dei gerani.

Seduto a quel divano c’erano tre persone.

Un’altra donna bionda con un abitino bianco e gli occhi azzurri e…

Due copie sputate di suo marito.

Vibrò il telefono di tutti.

Tutti ricevettero lo stesso messaggio da un numero inesistente.

”Prego.”


La storia prende ispirazione da un fatto realmente accaduto: Three identical stragers. https://www.vice.com/it/article/tre-gemelli-separati-alla-nascita-per-un-esperimento-si-sono-ritrovati-per-caso/


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