Scrittura

Cosa significa comunicare?

Consigli per la scrittura creativa

Dopo avervi parlato di come descrivere un’odore, oggi voglio parlarvi di un argomento un po’ generale, più tranquillo e colloquiale. 

Perché scriviamo?

Quella che viene spesso posta come domanda nelle interviste, non ha in realtà una risposta semplice, tutt’altro. Psicologi, comportamentalisti, sociologi e filosofi se lo chiedono da tempo immemore, ed è un po’ la stessa domanda che si fa in Accademia di Belle Arti: Che cos’è l’arte?

Le due domande sono più collegate di quel che sembra, tuttavia non ho intenzione di andare nel profondo di una discussione che ho approfondito nel corso dei miei tre anni in Comunicazione e Didattica dell’Arte (e che continuo tuttora), tuttavia vorrei che ti soffermassi cinque minuti a pensarci seriamente: perché si scrive? Mi raccomando, perché si scrive, non perché tu scrivi.

Lo hai fatto? Ci hai pensato su? Perché ora partiamo con un viaggio un po’ più lontano, ovvero sullo scopo primo, che è “comunicare”. 

Perché i bambini piangono? Perché hanno un bisogno che non è stato soddisfatto. Hanno fame, si sentono soli, hanno fatto un incubo… in quel modo comunicano, ci chiamano e ci legano a sé1

Comunicazione esplicita

Mi focalizzerò sulla comunicazione esplicita, ossia di quella volontaria e non spontanea. Per esempio uno starnuto può dirmi che mi sto ammalando, ma si tratta di un riflesso, non è spontaneo. Uno starnuto inteso come messaggio in codice per avvisare dell’arrivo di qualcuno, è comunicazione esplicita.

Quasi tutti hanno provato a tenere un diario, di qualunque tipo: dei sogni, privati, fatti di pensieri sparsi o anche artistici. Abbiamo bisogno di tenere un registro di quel che facciamo, non sempre per rileggerci dopo anni, a volte per razionalizzare quel che abbiamo fatto durante la giornata, mettere a fuoco le nostre azioni e rifletterci su. Quando lo scopo è la pura e semplice razionalizzazione dei fatti, abbiamo la scrittura di getto, quella terapeutica che ci aiuta nella vita di tutti i giorni. Se non lo fate, vi consiglio di tenere un quaderno in cui scrivere a mano quello che vi viene in mente, un pensiero fugace. Non deve avere un senso, non deve essere un procedimento quotidiano, ma quando sentite il bisogno di mettere su carta una riflessione, avere un quaderno sotto mano è utile. Anche se poi non rileggete.

Un po’ di storia

Scrivere non è semplice. L’homo sapiens appare sulla Terra circa 200.000 anni fa, mentre gli scritti più antichi risalgono a 5000 anni fa, più o meno in concomitanza con la nascita della civiltà. Sapete perché? Per soddisfare un bisogno economico e di proprietà. Ci sono tavolette che contano il bestiame e altre che non sono altro che contratti stipulati tra venditori. Tuttavia la specie homo, come anche i primati, esiste da più tempo. Recentemente ho letto che, secondo alcuni studi, la posizione eretta e l’evoluzione della laringe sono stati i fattori scatenanti nella creazione di una civiltà.

Inventare storie

In questo lungo periodo (parliamo di migliaia di anni), ne abbiamo avuto di tempo per narrare a voce storie e poi, con l’avvento della scrittura, scriverle. Allora perché ne vogliamo ancora?

Perché abbiamo ancora bisogno di inventare storie?

Perché ogni vita è nuova e necessitiamo degli stessi bisogni2. Ma la storia cambia, scopriamo nuovi modi di comunicare più efficaci, per questo esiste la Storia dell’Arte e della Letteratura, per tenere traccia di cosa è venuto prima.

La mente umana, fisiologicamente parlando, non inventa nulla. Rielabora ciò che già conosce, più conosciamo più mattoni abbiamo per creare e inventare. Il rischio non è quello di scrivere storie già note, ma quello di usare degli stili, delle meccaniche e degli intrecci già usati in precedenza3.

Al principio c’erano le favole, storie con animali antropomorfi e con una morale. Ma le morali non piacciono a nessuno, non ci piace sentirci dire cosa dobbiamo fare. Fu così che arrivarono le fiabe. Le fiabe non hanno morale, ma il loro scopo è quello di far riflettere. Il bisogno di una risposta viene quindi soddisfatto solo quando questa risposta l’abbiamo trovata da soli, aiutati da una storia, magari a livello inconscio. 

Conclusione

Qui mi ricollego alla prima domanda: perché si scrive?

Alla fine, le ragioni sono due: per comunicare a noi stessi o per comunicare agli altri.

Il primo caso viene definito come scrittura terapeutica e aiuta tanto, soprattutto a razionalizzare il dolore. Questa viene chiamata scrittura di getto: non pensare, scrivere quello che ci passa per la testa, un po’ come i doodle fatti al telefono.

Sono davanti al PC e sto scrivendo, non so perché, ma ho bisogno, ne sento il bisogno.

Non si bada a nulla se non ai propri pensieri.

La scrittura per gli altri, invece, è quella che facciamo con il preciso scopo di farci leggere. Ci possono essere varie ragioni, ma lo scopo è che almeno una persona altra debba leggere il nostro scritto.

In questo caso, dobbiamo seguire delle regole, già la scelta della lingua è una regola che ci imponiamo e che restringe il nostro target. Io scrivo in italiano, solo coloro che leggono l’italiano mi possono capire. Ma del target (o lettore ideale, secondo Umberto Eco), ne parleremo più avanti. 

Non possiamo limitarci, specialmente quando scriviamo di narrativa, a metterci davanti a un computer e a scrivere senza sapere cosa è venuto prima di noi. Perché, se i bisogni sono sempre gli stessi, la storia umana non lo è. L’etica, la morale, i pregiudizi, cambiano. Possiamo raccontare una tragedia d’amore in mille modi, finirà sempre alla stessa maniera: ma il modo in cui questo avviene sarà diverso.


1 Comunicare deriva da cum munire, ossia legare, costruire assieme, rendere partecipe  e mettere in comune.^

2cfr i bisogni di Maslow.^

3 è difficile qui parlarne approfonditamente, ma quello che intendo dire è questo: di amori tragici ne esistono da sempre. La storia di Giulietta e Romeo non è di Shakespeare, ma è una rielaborazione di una storia tutta italiana. L’autore l’ha presa e l’ha rielaborata usando stili completamente nuovi. Sono i modi e i diversi intrecci narrativi che creano la novità.^


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    2 commenti

    1. Io adoro questo articolo <3
      Capire il bisogno di raccontare dell’uomo, è una cosa che mi affascina molto e me lo chiedo da un bel pezzo. Grazie per questo articolo <3

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