Raynor’s Hall

434

Racconto

Questo racconto partecipa alla sfida Raynor’s Hall.

Tema: Animali domestici

434

«Hai trovato qualcosa di utile?»

434 osservava una riproduzione grafica. C’era qualcosa in quell’immagine che non capiva appieno.

«434, hai trovato qualcosa?» ripeté il dottor Klausen.

La voce del suo padrone lo risvegliò dal torpore. «Non lo so. Non capisco questa immagine, signore.»

Il dottor Klausen abbandonò la macchina fotografica sul treppiede e si avvicinò. «È un cane, si presuppone che la creazione dei PET derivi proprio dall’abitudine di tenere animali in casa.»

434 era assorbito totalmente da quella fotografia. Un cucciolo d’uomo abbracciava con tenerezza un essere che non aveva mai visto: muso allungato, pelo ovunque… Eppure sembravano felici.

Il dottor Klausen osservava il suo PET. Ufficialmente lo aveva portato con sé come aiutante, per sistemare la documentazione nelle case abbandonate, in realtà voleva verificare un dubbio che gli era nato molto tempo prima. 434 era in suo possesso fin da quando era piccolo, un regalo dei suoi genitori. Era stato un Klausen bambino a insegnargli a parlare, non sempre con metodi leciti. La madre usciva fuori di senno quando il piccolo Klausen picchiava 434: «Non si maltratta la persona di cui ti prendi cura!» Era stata lei a raccontargli della storia degli animali domestici, resi illegali quando ci si rese conto che non erano compatibili con la vita nelle sfere abitabili. Così, si estinsero. Ma il desiderio di un esserino innocente da curare rimase, così la Ditta ebbe l’idea: creare degli umani di piccole dimensioni, modificati geneticamente affinché rimanessero sempre carini, con gli occhi grandi, leali, felici e ovviamente con un QI appena necessario a comunicare a parole. Un cane perfetto in forma umana, insomma.

Ma Klausen, un giorno, si rese conto che 434 era qualcosa di più. Poteva leggere e imparare. Non era un cane come aveva li aveva descritti sua madre. Non riusciva neanche a considerarlo il suo schiavo, ogni volta che vedeva qualche collega prenderne uno a calci, aveva la nausea. Specie perché i PET non si ribellavano, non potevano. Era come se la parola lealtà fosse stata scritta nel codice genetico. Klausen strinse 434 a sé.

«Quindi 434 è un cane?»

La domanda lo prese alla sprovvista. Non sapeva bene che rispondere, perché un cane, Klausen, non lo aveva mai visto. Sapeva solo ciò di cui gli aveva parlato la madre. «No, sei un PET. Il cane fu selezionato affinché aiutasse gli umani, affinché fossero leali e pacati. Tu sei stato creato affinché…»

«434 è stato creato con queste caratteristiche, perché sarei diverso?»

Klausen distolse lo sguardo. Forse 434 non aveva quella coscienza di sé in grado di farsi chiamare “umano”. Forse il lavoro di modifica genetica li aveva davvero resi simili a dei cani.

«434 ricorda, signore. Ricorda che è stato trovato in strada. Era difettato.»

Klausen non aveva mai sentito questa storia.

«434 fu preso in braccio dalla signora mamma. Piangeva perché i miei fratelli erano stati eliminati, io ero in funzione per sbaglio.»

Klausen diede un bacio sulla testa di 434. Forse la sua intelligenza non era sviluppata, ma gli voleva bene.

«434 ringrazia la famiglia Klausen. 434 è come questo cane. Senza Klausen non esisterebbe neanche. 434 era triste in quel sacco, ma è felice di questa vita.»

Klausen pianse. Secondo la pubblicità, i PET non erano programmati per ricordare il passato doloroso. Per questo molti non approvavano l’affezione. Erano piccoli robot senzienti.

Ma 434 aveva ricordato. Il suo sentimento di affezione al PET era giustificato.

434 era un fratellino a cui voleva bene, e nessuno avrebbe potuto dire il contrario.


Gli altri racconti per la challenge


Scopri Havel, il mio romanzo fantasy a questo link.

Seguimi anche su

Act 1 | Le mie mani scarlatte vivranno in eterno sulle pene di chi mi ha amato

Una libraia si innamora di un suo cliente. Gradualmente, il suo amore diventa sempre più ossessivo…

Act 2 | La notte della condanna. Padre, perdonatemi

Il re dei vampiri ha catturato un suo nemico politico e chiede a sua figlia di interrogarlo. Quando lei lo Read more

Act 3 | Amare. Solo una volta. E poi la fine

Si racconta che, in mezzo alla foresta, viva una donna bellissima viva in grado di concedere la vita eterna.

Act 4 | Luna Piena

Due fratelli intraprenderanno vie diverse da attraversare per lo stesso desiderio: trovare la vita eterna.

10 commenti

  1. concordo col me stesso del passato
    è quasi un mix tra Io, robot e la saga prequel de Il pianeta delle scimmie

    e poi sono sempre strabiliato come abbiamo inteso in modo diametralmente opposto il tema

      • Eh era l’incipit

        In pratica non si concentrava sullumanita ma come trattiamo gli animali. Mi ricordo che nel futuro i bambini volevano animali veri e non peluche, e quindi i genitori andavano nel passato per offrire agli animali del nostro presente una vita migliore

        Sono simili sono nell’incipit ma me l’hai ricordata^^

Grazie per aver commentato

Scopri di più da Le mie storie

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere